“IL FUTURO CHE VUOLE GOVERNARE IL PRESENTE”

category Articoli e Interventi gdap 21 ottobre 2009


DOCUMENTO POLITICO NAZIONALE DEI GIOVANI DEMOCRATICI

Siamo giovani, democratici, ad abbiamo scelto di partecipare a questa fase di discussione del Partito democratico. Ciascuno di noi lo ha fatto, fino a questo memento, con l’unico strumento che ci era consentito: il voto; per questo o quel candidato, per questa o quella mozione. Da cittadini del nostro partito. Siamo convinti, però, che serva qualcosa in più. Non in nome di una pretesa superiorità rispetto al dibattito in corso, ma con la consapevolezza di potere offrire una visione del Paese, il nostro punto di vista. Viviamo un’Italia opaca che non sa come rispondere ai grandi cambiamenti che scuotono il mondo e casa nostra. Per noi il Pd ha il compito di organizzare e costruire quella risposta, rielaborando il proprio patrimonio di culture politiche. Primo: la qualità della democrazia. -Crediamo che la ragione principale dei fallimenti della politica negli ultimi 20 anni derivi dalla crisi democratica che colpisce il nostro Paese e che, purtroppo, non è riducibile al fenomeno del berlusconismo, che ne è una delle peggiori interpretazioni. Passata la tormenta di tangentopoli l’Italia ha guadagnato l’alternanza ma la politica sembra rinchiusa in un recinto. Ai partiti del ‘900 si sono sostituiti simulacri di proprietà dei propri leader, alla centralità del Parlamento si è sostituito un presidenzialismo di fatto che ha trasformato le maggioranze in propaggine silenziosa degli esecutivi, alle classi dirigenti si sono sostituite oligarchie a legittimazione popolare, al consociativismo si è sostituito un bipolarismo incapace di scelte condivise . Era naturale che della politica scadessero qualità e capacità di autonomia. Non pensiamo che si debba tornare indietro, siamo convinti però che questo meccanismo vada combattuto con forza da un partito che è l’alternativa democratica al populismo della semplificazione. Per questo ci battiamo per la piena applicazione dell’articolo 49 della Costituzione chiedendo che vengano erogati i contributi elettorali solo ai partiti che si impegnino a garantire un’autentica vita democratica interna, nella selezione delle proprie candidature e delle proprie classi dirigenti. Non crediamo nel rapporto diretto tra leader e popolo, crediamo nei partiti come strumento di mediazione e di partecipazione democratica, quello che oggi, purtroppo, raramente sono: l’antipolitica nasce anche da lì, perché è la mancanza di soggetti capaci di mediare e decidere che matura la spinta dei governi ad occuparsi solo di politiche che abbiano immediato ritorno elettorale, abbandonando il campo delle grandi sfide strategiche. -All’incapacità di recuperare funzione del Parlamento ha fatto seguito una divaricazione drammatica tra governi ed amministrazioni locali. Come due mondi scissi, mentre il primo ha perso forza, l’altro ne ha guadagnata, anche prima della riforma del titolo V della Costituzione. A partire dall’Italia di comuni, dove non mancano esempi di innovazione e di buon governo che però, fuori da un quadro politico nazionale, appaiono esemplari eccezioni anziché “sistema”. Oggi il ruolo, le competenze, e il futuro dei livelli amministrativi più vicini ai cittadini è messo in discussione da una paventata riforma delle autonomie locali, portata avanti a colpi di slogan dal Governo e dal Ministro Brunetta. Vogliamo contrastare questa impostazione verticistica: una simile riforma, per molti versi necessaria non può prescindere dal confronto diretto con chi vive quotidianamente questa dimensione. Vogliamo offrire il nostro contributo ad una discussione ampia che miri a ridurre gli sprechi e rendere più efficiente la macchina amministrativa senza snaturare il complesso equilibrio democratico che viene oggi garantito dall’universo delle istituzioni locali. Un esercito di ragazze e ragazzi si confrontano quotidianamente con le problematiche che affliggono la propria comunità mettendo a disposizione del paese intelligenze, esperienze e sensibilità diverse. Noi crediamo che il rinnovamento generazionale abbia senso solo se diventa strumento per una nuova generazione di rinnovare la politica e le politiche. La nostra presenza rappresenta un esempio concreto, quotidiano, di questa filosofia lontana dalla retorica giovanilista e pienamente immersa nelle complesse dinamiche in atto nel nostro Paese. Secondo: le grandi sfide -Non possiamo rimanere indifferenti a quanto avviene oggi nel resto del mondo. La sfida ecologica, intesa come riforma del nostro modello di sviluppo, investe paesi diversi e raccoglie consensi trasversali. Da Obama a Zapatero, da Brown alla Merkel ovunque si stanno sperimentando nuove forme di approvvigionamento e distribuzione energetica, politiche a lungo termine per la riduzione delle emissioni, forme di sviluppo locale sostenibile, ricerca scientifica ed innovazione tecnologica applicata all’ambiente. La questione ambientale riveste invece oggi in Italia un ruolo residuale, stritolata da opposte ideologie, che ne limitano fortemente dimensione e potenzialità. Pertanto crediamo che sia nostro dovere richiamare la politica alle proprie responsabilità e garantire un respiro più ampio al nostro dibattito interno. Per noi futuro e presente non sono universi paralleli ma la comune dimensione del nostro agire politico del nostro orizzonte di vita e di impegno. Pertanto esigiamo un riprogrammazione sostenibile, ecologicamente ed economicamente, del sistema Italia. Grazie ai green Jobs investire sulle energie rinnovabili significa al tempo stesso ridurre le emissioni inquinanti e creare oggi nuova buona occupazione. Grazie all’interesse del mercato internazionale creare centri di ricerca applicata all’ambiente significa rafforzare la posizione internazionale del nostro paese e allo stesso momento offrire in Italia una prospettiva ai nostri migliori cervelli. Grazie alla crescente attenzione dei consumatori favorire le coltivazioni e produzioni biologiche significa puntare sulla qualità e sulla salute e contemporaneamente favorire una ricreata fiducia fra produttori e consumatori capace di stimolare i consumi. Grazie alla bioedilizia costruire case ecologiche, con impianti di microproduzione energetica, limitata dispersione di calore con materiali a basso impatto, significa difendere l’ambiente e garantire oggi bollette meno pesanti ai cittadini e nuovi investimenti per l’edilizia. Grazie agli impegni assunti dall’Italia in sede europea ed internazionale per il contrasto dei cambiamenti economici, che stabiliscono costi economici per la mancata riduzione delle emissioni, la programmazione a lungo termine di incentivi, costi e principi di fiscalità ambientali è l’unica strada percorribile per offrire agli investitori stranieri un orizzonte a lungo termine che non possa riservare sorprese ad ogni legislatura e quindi incentivi il trasferimento in Italia di capitali e strutture. Grazie alla disponibilità di tanti nostri concittadini promuovere una normativa che consenta di creare campi solari condivisi e strutturare reti adeguate a sfruttare questa opportunità significa coinvolgere su larga scala la cittadinanza nel conseguimento delle strategie europee ed internazionali e rendere subito la nostra politica più libera e forte, affrancandoci dalla dipendenza energetica che condiziona inevitabilmente le nostre scelte. Il nostro obiettivo è riuscire a spiegare il senso di questa doppia sfida agli italiani e dimostrare ai nostri coetanei che il Partito Democratico può rappresentare la prospettiva per una rivoluzione senz’armi che possa cambiare la nostra economia, rafforzandola, e determinare il nostro futuro, garantendolo. -Siamo a venti anni dalla caduta del muro di Berlino e l’Europa e il mondo hanno vissuto profondi cambiamenti. Innanzi alla crescente insicurezza l’Unione Europea rappresenta per noi la grande sfida, l’attore principale di un nuovo ordine mondiale. Il rafforzamento della Strategia di Lisbona, il consolidamento della funzione politica dell’Ue possono prospettare un nuovo sviluppo per gli stati europei e il resto del mondo. Assistiamo ad una grande rivoluzione democratica mondiale: dall’India di Sonia Gandhi agli Usa di Obama, dal Brasile di Lula al Sud Africa di Zuma al Giappone di Hatoyama. Nel contempo registriamo un crollo della sinistra europea e dei grandi partiti socialdemocratici tradizionali. La paura in Europa, la speranza nel resto del mondo. Fenomeni come la crisi economica e l’immigrazione trovano maggiore risposte e consenso nei partiti conservatori. Abbiamo bisogno, quindi di riscrivere un profilo e risposte nuove, dobbiamo sostanzialmente riformare le forze progressiste europee e in questo il Partito democratico può raffigurare un modello. In questi anni il terrorismo internazionale ha reso più insicuro ogni angolo del mondo. L’intervento unilaterale angloamericano in Iraq ha contribuito ad alimentare il terrorismo di matrice islamica anche dove non era tradizionalmente radicato. La politica del soft power della nuova amministrazione americana può radicalmente mutare il contesto internazionale e i rapporti con le aree più critiche. Siamo consapevoli dell’importanza strategica della questione israelo-palestinese per l’equlibrio e la stabilità in Medio Oriente. Siamo sempre convinti di essere difronte a due grandi ragioni: la sicurezza e il diritto al pieno riconoscimento dello Stato ebraico d’Israele e la creazione dello Stato palestinese con pieni diritti e sovranità. Per rilanciare il negoziato si deve ripartire dall’immediato stop agli insediamenti israeliani in Cis-Giordania e al contestuale riconoscimento da parte palestinese di Israele. Crediamo utile rafforzare e investire sul significativo rinnovamento che viene dall’ultimo e importante congresso di Al Fatah, unica forza politica capace di rilanciare la pace e ad arginare il fondamentalismo di Hamas. L’Italia è un grande paese ma oggi sembra aver perso il suo prestigio e la sua funzione guida in Europa e nel mondo. Il governo della destra fra scandali etici e una scarsa azione politica nei processi internazionali in questi mesi ha screditato l’Italia. Abbiamo bisogno di una svolta immediata oppure saremmo condannati a svolgere un ruolo marginale e a non esprimere le nostre grandi potenzialità. Nelle recenti crisi internazionali come nella guerra a Gaza, l’Italia è stata incapace di essere protagonista come tradizionalmente era sempre stata. In Europa appaiamo sempre ai margini dei processi decisionali importanti. Crediamo siamo giusto consolidare l’impegno del nostro paese nelle missioni internazionali di pace. Allo stesso tempo va approfondita una riflessione sul nostro impegno in Afghanistan partendo dal mantenimento dei nostri militari, rafforzando loro i mezzi ma aprendo nel contempo una nuova fase con i nostri partner per stabilire una nuova strategia politica che includa in tempi brevi la convocazione di una conferenza di pace coinvolgendo i paesi vicini, e una più stretta relazione con la popolazione afgana. Siamo la generazione che è scesa in piazza di fronte alle guerra, alle ingiustizie nel mondo e ci sentiamo allo stesso tempo il carico della responsabilità di contribuire a scrivere una nuova pagina di pace, diritti, e giustizia in tutto il pianeta. -Ripensare l’Italia per noi significa anche ripensare i nostri assetti sociali. Ingiusti, oltreché antieconomici. La qualità del nostro modello di sviluppa deriva fondamentalmente da quanto il nostro sistema produttivo è in grado di competere con i grandi protagonisti globali. Oggi siamo periferia del mondo e nessuna filippica sul made in Italy ci convincerà del contrario. Si è abbassato il costo del lavoro e con esso la sua qualità, il tessuto di piccole e medie imprese si trova solo davanti ala crisi ed alla stretta creditizia delle banche, la ricerca e la tecnologia sono all’estero, non qui. Crediamo che vada messa al centro la nostra più grande qualità: il capitale umano. Investendo sull’elevamento dei livelli di base di istruzione, sull’autonomia delle scuole e delle università, sul diritto al sapere. Siamo convinti che non sia pensabile, se non in questi termini, una politica di trasformazione del Paese. Il compito di chi governa è, oggi più che mai, non quello di decidere i piani di studio, ma quello di creare quadri di opportunità nei quali scuole e università dell’autonomia possano muoversi ed organizzare la propria offerta didattica adattandole ai territori ed ai contesti sociali ed economici in cui i soggetti si muovono. Non c’è cosa più ingiusta che trattare in maniera eguale soggetti diversi: questo vale anche per il campo del sapere. Mai come oggi, di fronte ai grandi problemi di integrazione sociale ed economica, infine democratica, il grado di diffusione dei saperi è la marcia in più di un paese moderno. Il nostro mercato del lavoro oggi lo ha rimosso dalla propria logica e sta qui parte dei fallimenti delle politiche di centrosinistra: non basterà decidere di aumentare la tassazione del lavoro precario, non basterà irrigidire le norme sulle assunzioni, non basteranno i contratti unici. Il problema per noi sta a monte: nel come il lavoro è organizzato e in quale politica industriale fa un paese. Se incentiva la qualità della produzione, se si relaziona col mondo della ricerca, se è fonte di realizzazione umana o no. Le forze sociali nel passato hanno più volte provato a fare passi in avanti, dal Patto di Natale fino al pacchetto welfare del Governo Prodi. Non ci sono mai riuscite perché non hanno mai chiarito chi ne dovesse pagare i costi. Alla fine è stata la nostra generazione. Per questo crediamo che un sistema moderno di ammortizzatori sociali, a partire dal reddito minimo, sia oggi indispensabile. -le giovani generazioni meridionali sono protagoniste di un fenomeno migratorio socialmente trasversale dalle dimensioni ciclopiche, e caratterizzato non più soltanto dalla necessità di un lavoro, ma altresì dalla speranza di una vita europea, dall’idea che soltanto lontano dal meridione d’Italia è possibile vivere la modernità e costruirsi un futuro migliore. Un forte sentimento antimeridionale, caratterizzato dalla convinzione della impossibilità di soluzioni ai problemi meridionali come dato storico, ha invaso la società italiana, la pubblicistica, il cinema, la televisione, in poche parole lo spirito pubblico del Paese. Occorre un bilancio sul modello di governo messo in campo dalle Regioni meridionali, ed in assenza di politiche nazionali di coordinamento ed indirizzo, sarebbe utile aprire una riflessione sulla qualità della spesa pubblica locale e sull’utilizzo dei finanziamenti europei che, se in alcuni casi sono stati ben spesi, in altri avrebbero meritato una migliore pianificazione. Proprio la vicenda dei fondi europei ha messo in evidenza in modo nitido come il problema nodale del meridione non sia la quantità delle risorse finanziarie, ma la qualità delle classi dirigenti. Chiediamo di legare la spesa pubblica degli enti locali al gettito erariale del territorio cui si riferiscono, creando un meccanismo di responsabilizzazione della classe dirigente per cui, al contrario del presente, meglio si spende e maggiori sono le risorse. -l’Italia del futuro parla diverse lingue, ha molte religioni, ha culture differenti. L’Italia del futuro sarà anche il futuro di Samir, Paula, Idra, Pietru e di tanti altri ragazzi nati in italia da genitori stranieri. L’immigrazione è un fenomeno che appartiene alla storia dell’umanità ed è parte integrante della storia del nostro Paese. Appartiene all’umanità perchè l’uomo è nato in cammino. Appartiene alla storia delle religioni e delle chiese, fondate spesso da uomini in fuga ed in in cerca di un rifugio. Appartiene alla storia d’Italia che ha visto sin dalle sue origini l’arrivo di popoli, lingue e culture differenti che mescolandosi hanno costruito la nostra società. Culture testimoniate anche dalla presenza sparsa nella penisola di minoranze linguistiche storiche tutelate dalla Costituzione. Appartiene alle storia delle donne e degli uomini di questo paese, che sono emigrati sia dal nord che dal sud, alla ricerca di maggiore benessere in tutti gli angoli del pianeta. Appartiene alla storia recente dell’Italia che sta vedendo da almeno vent’anni la presenza stabile di cittadini di origine straniera, molti dei quali sono divenuti nuovi cittadini italiani. Non è più questione di se. Se accogliere o meno queste persone, se contaminarci o meno con altre culture, se cambiare o meno le nostre abitudini. E’ ormai questione di quando. Di quando ci accorgeremo che quasi tre milioni di persone residenti nel nostro paese non hanno accesso alla cittadinanza, di quando capiremo che insieme ai nostri bambini a scuola sono presenti centinaia di migliaia di bambini di origine straniera, di quando avremo consapevolezza che la nostra ricchezza e soprattutto le nostre pensioni sono ormai frutto del lavoro di individui che provengono dai più svariati angoli del mondo. Chi parla di riserve, di muri o di confini da fortificare non fa i conti con la realtà. Una società multiculturale non è frutto del progetto di un’organizzazione politica ma è prodotto ineludibile della storia. La storia di oggi ci dice che le società contemporanee maggiormente destinate al successo sono proprio quelle in grado di cogliere le opportunità che nascono dalle migrazioni. A rendere necessario un cambiamento di prospettiva nei confronti del fenomeno migratorio sono le ragioni ineludibili della globalizzazione e della demografia, prima ancora dei posizionamenti politici. Secondo l’ISTAT, da oggi al 2050, la popolazione di cittadinanza italiana diminuirà del 10%. Ancora più forte sarà il calo nelle classi di età più giovane: da 0 a 25 anni sarà del 18%. Al contrario la popolazione di origine straniera aumenterà continuamente fino ad arrivare al 17% nel 2050. In alcune aree del paese il cambiamento sarà ancora più pronunciato: tra 40 anni, nelle regioni settentrionali 1 cittadino su 4 sarà di origine staniera. In questa area del paese l’incremento della componente giovanile sarà ancora più forte: già tra 20 anni 1 giovane su 4 sarà di origine straniera e in alcune aree locali 1 su 2. Oggi in alcune regioni del Nord un neonato su 4 ha una madre straniera. Le ragioni di un cambiamento demografico di così grande portata hanno le radici nel presente ma sono protese verso il futuro. Il cambiamento demografico in atto non è un possibilità. E’ realtà. Ci sarà un ricambio significativo di popolazione e saremo tutti diversi, tutti “nuovi italiani”, noi e gli stranieri. Una presenza plurale di persone provenienti da tutto il mondo che rappresenta un elemento di novità e un’opportunità per il futuro della nostra società, in particolare per le giovani generazioni. Questa è la realtà dei fatti, questa è l’Italia del presente, questa sarà l’Italia del futuro. Cambiare la prospettiva vuol dire creare le basi affinché anche nella società, la portata di queste sfide venga capita ed accolta. Ma cambiare la prospettiva vuol dire prima di tutto mettere in atto azioni ed iniziative concrete, delle vere e proprie priorità strategiche. Per questo proponiamo: Una riforma del diritto di cittadinanza, che renda possibile a tutti coloro che nascono o che crescono nel nostro paese di ottenere il passaporto italiano. Questo non assicura automaticamente la piena inclusione, come è possibile vedere anche in altri contesti geografici, ma fissa le condizioni per le quali italiani ed immigrati possano sfuggire meno facilmente alle proprie responsabilità; La cancellazione del reato di clandestinità, perché è impossibile essere accusati per ciò che si è piuttosto che per ciò che si fa; Una legge quadro sul diritto d’asilo che da troppo tempo è assente in Italia, una mancanza colpevolmente usata come alibi; Il diritto di voto per gli immigrati per le elezioni amministrative, come strumento forte di integrazione degli immigrati all’interno dei contesti locali; La creazione di un fondo speciale per le scuole elementari ad alto tasso di presenza di bambini di origine straniera, da finanziare con le entrate della sanatoria corrente, perché è dalla scuola che inizia l’integrazione degli immigrati; Una nuova legge sulla libertà religiosa, perché la presenza di culti e tradizioni differenti rende necessaria una riflessione nuova sul rapporto tra società e sensibilità religiose, che diventano sempre più presenza pubblica nel nostro paese. L’Italia del futuro sarà tale se riusciremo a riconoscere e interpretare il futuro dell’Italia che già abita nel nostro paese. Ma non sono solo le ragioni della storia a chiederci questo. La presenza di milioni di nuovi cittadini italiani non è solo una necessità. E’ speranza di riprendere il filo del senso di una comunità in cui tutti siano cittadini. E’ anche speranza di cambiamento e novità. E’ anche capacità di leggere i fatti del nostro tempo per vivere con fiducia il futuro. Per costruire un paese in cui non lasciamo morire in mezzo al mare chi parte in cerca di una possibilità e in cui la paura non renda prigioniero il nostro futuro. -La stessa incomprensibile paura che è passata sotto la pelle del nostro paese sta portando, oggi, a fenomeni di violenza omofobica che segnano la fine triste si quella stagione dei diritti intravista, anche solo brevemente, nel corso della breve esperienza del Governo Prodi. Abbiamo deciso, per questa ragione, di schierarci a sostegno della proposta di legge del Partito democratico contro l’omofobia. Tale legge consentirebbe di individuare una forma precisa di violenza, verbale o fisica, con alle spalle una motivazione altrettanto leggibile: quella della paura del diverso, quando non del disprezzo e dell’odio. Riportare nelle scuole l’educazione al rispetto degli orientamenti sessuali e punire che di questo rispetto è privo è una delle strade da percorrere per vivere in un’Italia più civile. Terzo: noi oggi Ad un anno dalla nostra nascita è arrivato il momento di definire quale sia il nostro rapporto con il Partito democratico, non semplicemente in termini burocratici. Stiamo aspettando ancora che il Patito democratico approvi la carta di cittadinanza che norma la relazione tra noi ed il Pd, anche perché questo atteggiamento non è coerente con quanto il Pd prevede nel proprio statuto. Pensiamo che il nostro compito sia quello di attrezzare una generazione ad affrontare il proprio presente guardando ad un futuro migliore per il nostro Paese. Abbiamo assistito più volte allo svuotamento di significato di qualsiasi ipotesi di rinnovamento. Ciò avviene quasi inevitabilmente quando ai normali processi di rinnovamento di un partito si sostituisce la mistica dei rinnovatori. Sempre cooptati essi sono la negazione del senso profondo di ogni processo di evoluzione della politica di un partito. Il fatto stesso di essere prescelti da chi sta in alto, in ossequio ad una non meglio definita logica di merito, priva questi processi di qualsivoglia significato, trasformando speranze a ambizioni in simboli vuoti. Abbiamo scelto, chiunque la interpreti, di contestare in radice questa logica. Per questa ragione crediamo che il nostro compito sia quello di rappresentare uno spazio di iniziativa politica autonomo ed aperto, capace di fare opinione e consenso, a disposizione di una generazione che vuole crescere. Ci battiamo perchè il nostro partito metta a disposizione gli strumenti perché ciò sia possibile fuori da logiche di quota, in un rapporto di collaborazione con i Giovani democratici, senza prendere esclusività ma imponendo rispetto per la passione e le energie che ciascuno di noi mette a servizio del Partito democratico.

Concluso il 24°Mercatino – Estrazione Premi Lotteria

category Mercatino del Libro Fuser 5 ottobre 2009

Sabato 3 Ottobre si è concluso il 24° Mercatino del Libro Scolastico Usato e si è svolta l’estrazione della Lotteria del Mercatino. Vi riportiamo i numeri dei biglietti vincenti:

1° PREMIO        TVC LCD 32”           biglietto n.021

2° PREMIO        XBOX 360               biglietto n. 431

3° PREMIO        LETTORE MP4         biglietto n. 044

4° PREMIO        OROLOGIO             biglietto n. 020

5° PREMIO       CORNICE                biglietto n. 878

 

Sabato 10 ottobre dalle ore 10.00 alle ore 13.00 sarà possibile ritirare i premi esibendo il biglietto vincente presso la Sede del Mercatino. Sarà inoltre possibile ritirare i premi fino a 30 giorni seguenti l’estrazione contattando direttamente l’organizzazione del Mercatino.

category Volantini gdap 5 settembre 2009
Prima campagna di comunicazione dei GD.

Prima campagna di comunicazione dei GD.

I sindaci e gli amministratori comunali e provinciali del Pd e del centrosinistra sulla Manuli

category Articoli e Interventi Fuser 17 agosto 2009

Dal Quotidiano.it

“Per rendere concreta e visibile la nostra vicinanza, abbiamo deciso che, a turno, saremo sempre presenti insieme ai lavoratori nel presidiare lo stabilimento della Manuli. Perché la loro lotta è la stessa di ognuno di noi”.

In qualità di sindaci e di amministratori comunali e provinciali del Pd e del centrosinistra del Piceno, animati dalla profonda convinzione che il mondo del lavoro locale in questo momento di drammatica crisi abbia bisogno dell’impegno di tutti, ed in particolare della politica, delle istituzioni e delle parti sociali, nella giornata di ieri, sabato di “Ferragosto”, abbiamo incontrato i lavoratori della Manuli in lotta per il proprio posto di lavoro messo a rischio da un’azienda, una multinazionale (l’ennesima), che non sembra tenere in nessun conto il territorio che l’ha ospitata (ed arricchita) per quasi quaranta anni, disconoscendone il valore degli uomini e la dignità stessa del lavoro e dei lavoratori.

Come sindaci e amministratori comunali e provinciali della Vallata del Tronto e del Piceno rivolgiamo quindi tutta l’attenzione ed il rispetto verso quanti stanno lottando per continuare ad avere un pezzo di futuro per sé, per le proprie famiglie, per i figli.

Ad una sentita solidarietà vogliamo però aggiungere anche la nostra vicinanza ad una lotta che non è solo quella dei lavoratori della Manuli ma di tutto il territorio, delle sue città e dei suoi paesi, di una società intera messa alle strette da una situazione di crisi obiettivamente non più sopportabile dalla gente. Nel sentirci quindi anche noi uniti in una battaglia che è per la salvaguardia del lavoro e dell’occupazione ma che è anche una battaglia di civiltà, ribadiamo a gran voce che la lotta dei lavoratori della Manuli è anche la “nostra” lotta, e per questo appoggeremo ogni iniziativa che gli stessi lavoratori, insieme al sindacato, vorranno mettere in campo e portare avanti, in nome del diritto al lavoro.

Considerando inaccettabile nel merito e nel metodo la volontà della Manuli di chiudere (perché di questo trattasi) lo stabilimento di Ascoli, saremo quindi al fianco dei lavoratori e dei loro rappresentanti sindacali, per ribadire che da questa vertenza si può, anzi si deve ripartire per ricreare le condizioni atte a superare la crisi e rilanciare lo sviluppo economico, produttivo ed occupazionale del territorio. Un Piceno che non può più essere considerato solo terra di conquista, un Piceno che deve invece ripartire dalle sue peculiarità, dalle sue risorse “endogene”, ad iniziare dal proprio capitale umano fatto di esperienza, serietà e dedizione al lavoro.

A tal fine siamo a chiedere una vera unità d’intenti tra tutte le forze politiche, istituzionali e sindacali locali nel farsi promotrici di iniziative che possano imprimere al più presto una svolta decisiva, premendo in primo luogo sul Governo centrale. Un grande impegno lo chiediamo anche alla parte datoriale, a che si possa superare al più presto e senza ulteriori drammi una crisi che dura da tanto, troppo tempo e che sta mettendo in ginocchio la nostra economia e le nostre famiglie.

Per rendere concreta e visibile la nostra vicinanza, abbiamo quindi deciso che, a turno, saremo sempre presenti insieme ai lavoratori nel presidiare lo stabilimento della Manuli. Perché la loro lotta è la stessa di ognuno di noi.

17 Agosto 2009 – Apertura del 24° Mercatino del libro

category Mercatino del Libro Fuser 9 agosto 2009

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COMUNICATO STAMPA

Sono da tempo iniziate le meritate vacanze ma già si pensa al nuovo anno scolastico. Anche quest’anno i Giovani Democratici organizzeranno il 24° MERCATINO DEL LIBRO USATO, che si svolgerà dal 17 Agosto al 19 Settembre.

Il 17 Agosto inizierà l’acquisizione e la vendita dei libri usati per le scuole medie e superiori. Il tradizionale appuntamento si terrà come lo scorso anno in Viale Assisi 99 a Villa Pigna di Folignano.

L’iniziativa permette ancora ai giovani possessori di libri di venderli e riacquistarli al 50% del prezzo di copertina.

Questo mercatino vuole quindi essere un servizio per gli studenti e per le famiglie, per arginare quello che è il fenomeno del caro libri, generato spesso, oltre che dagli aumenti ingiustificati anche dal cambio frenetico dei testi adottati.

Si ricorda che l’orario di apertura va dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00. Il mercatino resterà chiuso il sabato pomeriggio. Per ulteriori informazioni rivolgersi ai seguenti numeri Chiara 3289151132, Matteo 3465745956, Luca 3465745957, Marianna 3204395434.

I Giovani Democratici di Ascoli Piceno

Solidarietà ai lavoratori della Manuli dal Pd e dai Giovani Democratici

category Comunicati Fuser 6 agosto 2009

Ascoli – «La crisi occupazionale del nostro territorio esplode in tutta la sua drammaticità con la notizia delle 375 procedure di mobilità avviate dalla Manuli.  Da tempo il Partito Democratico segnala la necessità di affrontare il problema del lavoro nel nostro territorio in modo organico, sollecitando interventi costanti e capaci di tenere desta l’attenzione di tutti su questo problema: problema che riguarda tragicamente i dipendenti coinvolti ma di riflesso l’intera città, che non può rassegnarsi ma deve reagire con orgoglio e senso di appartenenza alla propria comunità.
Per questo il PD invita il Sindaco Castelli a mettere in campo ogni strategia per favorire tutti gli interventi  utili a scongiurare quello che appare  come l’ultimo e più grave episodio di una deriva occupazionale già da tempo segnalata, in discontinuità con le iniziative episodiche e poco incisive che hanno distinto la passata amministrazione. E’ necessario inoltre, che anche l’Associazione Industriali svolga un ruolo leader all’interno del contesto economico della città, definendo quali siano le migliori opportunità, gli indirizzi e i ruoli per il rilancio della nostra terra.Il PD di Ascoli  è intenzionato a svolgere il proprio ruolo politico, promuovendo un incontro urgente con i propri rappresentanti istituzionali e soprattutto tenendo desta l’attenzione dell’intera comunità cittadina sul gravissimo problema, anche convocando un Consiglio Comunale aperto in cui il Sindaco riferisca alla città delle iniziative intraprese e delle risposte ottenute dal governo nazionale, spesso impegnato più nei  proclami sulla fine della crisi piuttosto che nell’individuazione di soluzioni concrete». 

Partito Democratico Ascoli Piceno

GLI ODI E LE DIVISIONI INTERNE I MOTIVI DELLA SCONFITTA

category Comunicati gdap 6 luglio 2009

COMUNICATO STAMPA

Esprimiamo sconcerto e rabbia per quanto sta accadendo nel Partito democratico ad ogni livello, dove l’assunzione delle proprie responsabilità e un’analisi attenta dei propri errori, che tutti abbiamo compiuto, hanno lasciato spazio a una tanto diffusa quanto infantile logica dello scaricabarile. I veleni, gli odi, le ambizioni personali e le guerre sotterranee, solo apparentemente sopiti in vista delle elezioni, sono riemersi più che mai in questi giorni svelando in tal modo la principale ragione di questa sconfitta. Sono state infatti le divisioni interne e le lotte correntizie le principali concause di entrambe le sconfitte elettorali. A questa logica suicida non si sono piegati i Giovani Democratici che, nonostante gli insulti e le critiche pretestuose, sono stati fra coloro che hanno supportato entrambi i candidati, Canzian e Mandozzi. Ci siamo impegnati portando al nostro candidato sindaco quasi 350 voti e lavorando per entrambi i candidati sul territorio comunale e provinciale. Com’è possibile dunque parlare di disimpegno della giovanile democratica in questa tornata elettorale?

E’ opportuno che la classe dirigente di questo partito faccia un attento esame di coscienza a tutti i livelli, dall’ultimo dei circoli fino alla segreteria nazionale. Non ci faremo coinvolgere nel calderone e nelle lotte fra fazioni che accompagneranno il dibatto congressuale entro il quale invece elaboreremo una piattaforma politico-programmatica autonoma nel segno di un rinnovamento profondo della politica e della sua funzione. Apporteremo quindi un concreto contributo di idee e candidature in ogni parte del territorio continuando a promuovere iniziative, momenti di riflessione e di analisi politica.

I Giovani Democratici di Ascoli Piceno

Nuovo intervento di Gionni

category News gdap 26 giugno 2009

pdVorrei solo fare un ragionamento politico.

Il nostro partito aveva detto, dopo l’ultima caduta di Prodi, e noi lo avevamo ribadito in tutte le nostre decisioni, anche  a livello locale: mai più “ammucchiate” politiche che a volte ci portano a vincere, mai  a governare a lungo . Non possiamo mettere insieme tutti , in altre parole, e poi fare un programma impossibile, una “accozzaglia” di idee incompatibili tra loro. Quindi, mai più , prima alleanze ,poi contenuti .

Poi c’è stata la parentesi Veltroniana   della autosufficienza del PD, anch’essa naufragata alle ultime politiche.

Dopo abbiamo assunto, qui sempre in modo unanime , anche  la strada del programma come punto base. Prima i contenuti , poi le alleanze con chi li condivide o si trova su posizioni simili .

Così facemmo, tutti insieme, decidendolo unanimemente nel  PD, dopo le politiche, con una campagna di ascolto culminata con la approvazione di un programma nel luglio dello scorso anno (al parco dei tigli) .

Questo è stato il percorso fatto qui,anche con gli altri partiti, almeno  con quelli che hanno voluto confrontarsi sui problemi.

C’è stato chi addirittura non ha voluto neppure sedersi a parlare di programmi ritenendo che i suoi  fossero indiscutibili come la sua persona. Forse non lo abbiamo comunicato adeguatamente o forse non abbiamo fatto scelte in modo più netto e comprensibile (sul bilancio,sulla divisione ed altro) .  Parliamo anche di questo.

La riflessione politica  va fatta , tutti insieme, perché tutti insieme abbiamo deciso. Anche assumendoci insieme ogni  responsabilità, individuando però  strategia politiche , anche in prossimità del congresso.

Quali alleanze? Ci abbiamo ripensato? Rifacciamo come in passato, tutti insieme a prescindere , o continuiamo su questa strada dei contenuti innanzitutto.

Ebbene, nonostante questo (ed altro!), come a Milano e in altre parti,  potevamo vincere, ci siamo andati vicino, ce la siamo giocata.

Ma possiamo lavorare per vincere , ragionando di politica, di cose da fare , con chi, a sinistra e al centro, è disposto al confronto,  unico metodo democratico a me noto.

 

Allora ,innanzitutto,  chiedo al nuovo presidente  Piero Celani di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale e di revocare subito le delibere sulla divisione della  provincia , accogliendo anche  le ultime richieste della CGIL.

 

Ascoli Piceno, 26.6.2009

Mauro Gionni

INTERVISTA DI MAURO GIONNI

category News Fuser 25 giugno 2009

1)  Che cosa risponde a Canzian che ha chiesto le dimissioni del gruppo dirigente del partito dopo la sconfitta in Provincia?

Intanto , dovremmo sentirci tutti gruppo dirigente e non capi fazione.

Il direttivo prov.le (circa 80 persone) ha deciso alla unanimità ogni iniziativa riguardante la divisione della Provincia, lo svolgimento delle primarie ed ogni altra, con il voto di tutti , anche di Canzian.  

Le dimissioni, se proprio deve,  cominci a chiederle dai  piani più alti.  

E’apparsa  incomprensibile la nomina di ROSSI  a commissario del CONSIND , proprio quando ufficializzava  la sua candidatura. Nomina a cui si è aggiunta  addirittura  quella del dr. Della Casa,  entrambi artefici della scellerata divisione con Fermo .

E’ apparso  incomprensibile che a 10 giorni dal voto qualcuno abbia parlato  dell’Azienda unica ospedaliera introducendo così ,in piena campagna elettorale, il difficile dibattito sulla sanità, sull’ospedale unico e sullo  spostamento dei servizi da Ascoli Piceno, offrendo a Castelli  argomenti, seppure strumentali, per tutta la campagna elettorale.

Assente il partito provinciale?

Non direi , si pensi che qualcuno non voleva la presenza di Mandozzi sul palco alla manifestazione con Rosy Bindi ed è dovuta intervenire una  senatrice  per cambiare le cose, altrimenti non sarebbe venuta neppure la Bindi.

Mi è stato chiesto di far apparire poco Mandozzi ad Ascoli con Canzian perché questo metteva in difficoltà proprio Canzian con Rifondazione .

  

2) Pensa di presentarsi dimissionario alla prossima assemblea provinciale?

L’assemblea è sovrana, anche per il mio incarico. Io non ho problemi , sono a disposizione dell’assemblea , come sempre, avendone eseguito sempre le unanimi decisioni.

Penso orami da tempo di lasciare  un incarico  divenuto, nel corso del tempo ,  sempre più incompatibile con la professione che svolgo, oltre che con la mia vita. Perché io un lavoro ce l’ho e non ne cerco altri, come troppi nel partito. Sono rimasto solo per senso di responsabilità.

Non ritengo di essere responsabile di quanto accaduto , o comunque lo sono quanto lo è tutta la assemblea provinciale, con gli amministratori ai più alti livelli, da quelli governativi a quelli regionali e locali..

Se costoro  saranno i primi a dare l’esempio, prima della riunione dell’assemblea del 2.7.09,   li seguirò senz’altro,immediatamente  e volentieri.

Altrimenti, deciderà l’assemblea, o saranno i prossimi congressi , e coloro che riterranno di impegnarvisi, a stabilire numeri e maggioranze , oltre che a garantire la continuità di  lavoro per questo partito. Spero in volti nuovi, e più giovani,  e non sempre nel giro delle poltrone dei soliti noti.

Abbiamo raggiunto risultati importanti, inaspettati fino a qualche anno fa, in termini numerici, in diversi appuntamenti elettorali nazionali  ed amministrativi locali. Ma questo, come capita anche a livello nazionale, non è bastato mai a sanare antiche e nuove divisioni , moltiplicatesi dopo la nascita del nuovo partito (colonnella al congresso  ha votato contro la mia candidatura  mentre faceva il sottosegretario grazie ai voti presi con me segretario  alla tornata precedente)

  

3) Come ha vissuto questa ultima campagna elettorale?

 Male, come si può fare una campagna elettorale ove in provincia e nei comuni ci sono maggioranze tutte diverse, e incompatibili fra loro? Non si riescono a fare iniziative comuni .

 Mi sembra che parte  della sinistra radicale , oltre che in Itali da 15 anni, crei anche problemi ormai insormontabili anche a livello locale. Occorre dialogare a sinistra con quelle forze che hanno già dimostrato capacità di governo.

Inoltre, il tema della divisione della provincia è stato molto sentito dalla comunità locale. In questo senso credo vadano letti i risultati del MAP e di Celani, nonostante i suoi fallimenti amministrativi, che su questo tema si erano demagogicamente fatti pubblicità.

Evidentemente i cittadini hanno compreso che quella con  la Provincia di Fermo è stata una  divisione scellerata . Infatti a Fermo , la sinistra che ha portato a casa il risultato della divisione con Ascoli, è stata premiata. Un bel capolavoro, questo si, di Rossi.

 

4) Si aspettava la sconfitta di Mandozzi o credeva nella rimonta al ballottaggio?

 Credevo nella rimonta, che infatti c’è stata , e ci ha portato vicini al risultato, ma non potevo pensare che qualcuno del partito potesse far votare Celani solo pensando alla sua prossima poltrona.

 Purtroppo, c’è da dire che si è visto del resto anche in altre parti d’Italia, come nelle Marche, che in questo momento politico pur a fronte di candidature unitarie (anche laddove ripropositive di Presidenti uscenti) non sempre è garantita la vittoria proprio per l’avanzare della destra, come ad esempio a Macerata.

 Come  è accaduto  Milano con Penati, anche noi ci siamo battuti fino a poter vincere.

 

5) Sulla coalizione e il mancato apparentamento ufficiale con l’Udc ha qualcosa da recriminare?

Dobbiamo andare avanti con quelle forze della coalizione  e con quelle , di sinistra e di centro, che hanno mostrato senso già di responsabilità  incamminandosi con noi durante il ballottaggio.

Con l’UDC abbiamo avviato comunque un costruttivo confronto sui contenuti , che spero possa proseguire nel futuro.

Mi sembra superfluo ricordare che in Italia, negli ultimi 15 anni, pur vincendo  le elezioni, è stato poi impossibile governare quando vi sono forze radicali che impediscono l’esercizio di normali azioni di governo .Figuriamoci quando si ha un Presidente appartenente a queste forze, per di più caratterialmente e politicamente poco adatto a unire e rafforzare la coalizione che lo ha eletto, compito che spettava principalmente  a lui.

Egli infatti è senza ombra di dubbio il principale responsabile dello sfaldamento della sua maggioranza .Mi sembra che  non solo il PD, ma altri partiti che stanno con noi nella coalizione, e non solo,  abbiano condiviso questa valutazione.

 

6) Come giudica lo scarto di voti tra Canzian e Mandozzi ad Ascoli?

Lo trovo un fatto grave, ad Ascoli qualcuno del PD ha votato e fatto votare Celani, non rispettando quindi , né la decisione della assemblea prov.le , né quella delle primarie del PD , quindi del popolo del PD che aveva scelto Mandozzi (perché non si sono candidati quelli che ritenevano di essere più bravi?) , né quella dei cittadini che avevano  scelto nettamente MANDOZZI per il ballottaggio con Celani.

 

  

7) Mandozzi ha accusato esponenti istituzionali regionali di poca convinzione nella campagna elettorale, condivide?

Donati ha fatto votare per Celani. E’ possibile che un assessore del PD faccia questo?

 

Al ballottaggio VOTA: CANZIAN SINDACO (Comune Ascoli Piceno) MANDOZZI PRESIDENTE (Provincia Ascoli Piceno)!!!

category Articoli e Interventi gdap 10 giugno 2009

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