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Nuovo intervento di Gionni

category News gdap 26 giugno 2009

pdVorrei solo fare un ragionamento politico.

Il nostro partito aveva detto, dopo l’ultima caduta di Prodi, e noi lo avevamo ribadito in tutte le nostre decisioni, anche  a livello locale: mai più “ammucchiate” politiche che a volte ci portano a vincere, mai  a governare a lungo . Non possiamo mettere insieme tutti , in altre parole, e poi fare un programma impossibile, una “accozzaglia” di idee incompatibili tra loro. Quindi, mai più , prima alleanze ,poi contenuti .

Poi c’è stata la parentesi Veltroniana   della autosufficienza del PD, anch’essa naufragata alle ultime politiche.

Dopo abbiamo assunto, qui sempre in modo unanime , anche  la strada del programma come punto base. Prima i contenuti , poi le alleanze con chi li condivide o si trova su posizioni simili .

Così facemmo, tutti insieme, decidendolo unanimemente nel  PD, dopo le politiche, con una campagna di ascolto culminata con la approvazione di un programma nel luglio dello scorso anno (al parco dei tigli) .

Questo è stato il percorso fatto qui,anche con gli altri partiti, almeno  con quelli che hanno voluto confrontarsi sui problemi.

C’è stato chi addirittura non ha voluto neppure sedersi a parlare di programmi ritenendo che i suoi  fossero indiscutibili come la sua persona. Forse non lo abbiamo comunicato adeguatamente o forse non abbiamo fatto scelte in modo più netto e comprensibile (sul bilancio,sulla divisione ed altro) .  Parliamo anche di questo.

La riflessione politica  va fatta , tutti insieme, perché tutti insieme abbiamo deciso. Anche assumendoci insieme ogni  responsabilità, individuando però  strategia politiche , anche in prossimità del congresso.

Quali alleanze? Ci abbiamo ripensato? Rifacciamo come in passato, tutti insieme a prescindere , o continuiamo su questa strada dei contenuti innanzitutto.

Ebbene, nonostante questo (ed altro!), come a Milano e in altre parti,  potevamo vincere, ci siamo andati vicino, ce la siamo giocata.

Ma possiamo lavorare per vincere , ragionando di politica, di cose da fare , con chi, a sinistra e al centro, è disposto al confronto,  unico metodo democratico a me noto.

 

Allora ,innanzitutto,  chiedo al nuovo presidente  Piero Celani di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale e di revocare subito le delibere sulla divisione della  provincia , accogliendo anche  le ultime richieste della CGIL.

 

Ascoli Piceno, 26.6.2009

Mauro Gionni

INTERVISTA DI MAURO GIONNI

category News Fuser 25 giugno 2009

1)  Che cosa risponde a Canzian che ha chiesto le dimissioni del gruppo dirigente del partito dopo la sconfitta in Provincia?

Intanto , dovremmo sentirci tutti gruppo dirigente e non capi fazione.

Il direttivo prov.le (circa 80 persone) ha deciso alla unanimità ogni iniziativa riguardante la divisione della Provincia, lo svolgimento delle primarie ed ogni altra, con il voto di tutti , anche di Canzian.  

Le dimissioni, se proprio deve,  cominci a chiederle dai  piani più alti.  

E’apparsa  incomprensibile la nomina di ROSSI  a commissario del CONSIND , proprio quando ufficializzava  la sua candidatura. Nomina a cui si è aggiunta  addirittura  quella del dr. Della Casa,  entrambi artefici della scellerata divisione con Fermo .

E’ apparso  incomprensibile che a 10 giorni dal voto qualcuno abbia parlato  dell’Azienda unica ospedaliera introducendo così ,in piena campagna elettorale, il difficile dibattito sulla sanità, sull’ospedale unico e sullo  spostamento dei servizi da Ascoli Piceno, offrendo a Castelli  argomenti, seppure strumentali, per tutta la campagna elettorale.

Assente il partito provinciale?

Non direi , si pensi che qualcuno non voleva la presenza di Mandozzi sul palco alla manifestazione con Rosy Bindi ed è dovuta intervenire una  senatrice  per cambiare le cose, altrimenti non sarebbe venuta neppure la Bindi.

Mi è stato chiesto di far apparire poco Mandozzi ad Ascoli con Canzian perché questo metteva in difficoltà proprio Canzian con Rifondazione .

  

2) Pensa di presentarsi dimissionario alla prossima assemblea provinciale?

L’assemblea è sovrana, anche per il mio incarico. Io non ho problemi , sono a disposizione dell’assemblea , come sempre, avendone eseguito sempre le unanimi decisioni.

Penso orami da tempo di lasciare  un incarico  divenuto, nel corso del tempo ,  sempre più incompatibile con la professione che svolgo, oltre che con la mia vita. Perché io un lavoro ce l’ho e non ne cerco altri, come troppi nel partito. Sono rimasto solo per senso di responsabilità.

Non ritengo di essere responsabile di quanto accaduto , o comunque lo sono quanto lo è tutta la assemblea provinciale, con gli amministratori ai più alti livelli, da quelli governativi a quelli regionali e locali..

Se costoro  saranno i primi a dare l’esempio, prima della riunione dell’assemblea del 2.7.09,   li seguirò senz’altro,immediatamente  e volentieri.

Altrimenti, deciderà l’assemblea, o saranno i prossimi congressi , e coloro che riterranno di impegnarvisi, a stabilire numeri e maggioranze , oltre che a garantire la continuità di  lavoro per questo partito. Spero in volti nuovi, e più giovani,  e non sempre nel giro delle poltrone dei soliti noti.

Abbiamo raggiunto risultati importanti, inaspettati fino a qualche anno fa, in termini numerici, in diversi appuntamenti elettorali nazionali  ed amministrativi locali. Ma questo, come capita anche a livello nazionale, non è bastato mai a sanare antiche e nuove divisioni , moltiplicatesi dopo la nascita del nuovo partito (colonnella al congresso  ha votato contro la mia candidatura  mentre faceva il sottosegretario grazie ai voti presi con me segretario  alla tornata precedente)

  

3) Come ha vissuto questa ultima campagna elettorale?

 Male, come si può fare una campagna elettorale ove in provincia e nei comuni ci sono maggioranze tutte diverse, e incompatibili fra loro? Non si riescono a fare iniziative comuni .

 Mi sembra che parte  della sinistra radicale , oltre che in Itali da 15 anni, crei anche problemi ormai insormontabili anche a livello locale. Occorre dialogare a sinistra con quelle forze che hanno già dimostrato capacità di governo.

Inoltre, il tema della divisione della provincia è stato molto sentito dalla comunità locale. In questo senso credo vadano letti i risultati del MAP e di Celani, nonostante i suoi fallimenti amministrativi, che su questo tema si erano demagogicamente fatti pubblicità.

Evidentemente i cittadini hanno compreso che quella con  la Provincia di Fermo è stata una  divisione scellerata . Infatti a Fermo , la sinistra che ha portato a casa il risultato della divisione con Ascoli, è stata premiata. Un bel capolavoro, questo si, di Rossi.

 

4) Si aspettava la sconfitta di Mandozzi o credeva nella rimonta al ballottaggio?

 Credevo nella rimonta, che infatti c’è stata , e ci ha portato vicini al risultato, ma non potevo pensare che qualcuno del partito potesse far votare Celani solo pensando alla sua prossima poltrona.

 Purtroppo, c’è da dire che si è visto del resto anche in altre parti d’Italia, come nelle Marche, che in questo momento politico pur a fronte di candidature unitarie (anche laddove ripropositive di Presidenti uscenti) non sempre è garantita la vittoria proprio per l’avanzare della destra, come ad esempio a Macerata.

 Come  è accaduto  Milano con Penati, anche noi ci siamo battuti fino a poter vincere.

 

5) Sulla coalizione e il mancato apparentamento ufficiale con l’Udc ha qualcosa da recriminare?

Dobbiamo andare avanti con quelle forze della coalizione  e con quelle , di sinistra e di centro, che hanno mostrato senso già di responsabilità  incamminandosi con noi durante il ballottaggio.

Con l’UDC abbiamo avviato comunque un costruttivo confronto sui contenuti , che spero possa proseguire nel futuro.

Mi sembra superfluo ricordare che in Italia, negli ultimi 15 anni, pur vincendo  le elezioni, è stato poi impossibile governare quando vi sono forze radicali che impediscono l’esercizio di normali azioni di governo .Figuriamoci quando si ha un Presidente appartenente a queste forze, per di più caratterialmente e politicamente poco adatto a unire e rafforzare la coalizione che lo ha eletto, compito che spettava principalmente  a lui.

Egli infatti è senza ombra di dubbio il principale responsabile dello sfaldamento della sua maggioranza .Mi sembra che  non solo il PD, ma altri partiti che stanno con noi nella coalizione, e non solo,  abbiano condiviso questa valutazione.

 

6) Come giudica lo scarto di voti tra Canzian e Mandozzi ad Ascoli?

Lo trovo un fatto grave, ad Ascoli qualcuno del PD ha votato e fatto votare Celani, non rispettando quindi , né la decisione della assemblea prov.le , né quella delle primarie del PD , quindi del popolo del PD che aveva scelto Mandozzi (perché non si sono candidati quelli che ritenevano di essere più bravi?) , né quella dei cittadini che avevano  scelto nettamente MANDOZZI per il ballottaggio con Celani.

 

  

7) Mandozzi ha accusato esponenti istituzionali regionali di poca convinzione nella campagna elettorale, condivide?

Donati ha fatto votare per Celani. E’ possibile che un assessore del PD faccia questo?

 

“La riforma Gelmini, i tagli, la scuola a Folignano”

category News Fuser 7 maggio 2009

pd

 Circolo di Folignano

organizza un dibattito su

“La Riforma Gelmini,

i Tagli, la Scuola a Folignano”

Venerdì 8 maggio 2009 ore 18.00

presso la polisportiva Belvedere di Folignano – via roma

 

 

Intervengono

 

Luigi De Angelis

Candidato Sindaco “Folignano Democrazia Solidarietà”

 

Matteo Terrani

Segretario regionale Giovani Democratici Marche

 

Rita Forlini

Sindacalista Cgil scuola

 

Luciano Agostini

Deputato del Partito Democratico

 

Stefania Benatti

Assessore regionale all’Istruzione

 

Inaugurazione sede Emidio Mandozzi

category News gdap 6 aprile 2009

Giovedì 9 aprile 2009 ore 17.00 – Via Trieste (ex caffè concerto)

“Presidente, questa è un’emergenza”

category News Fuser 16 marzo 2009

Da Rho i Giovani Democratici e il segretario Franceschini lanciano la cartolina-appello, da inviare a Belrusconi per l’accorpamento dei prossimi appuntamenti elettorali. Scarica la cartolina e spediscila a Berlusconi.

immagine documento E’ partita oggi la campagna dei Giovani democratici per inviare al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, una cartolina-appello per l’accorpamento della data del referendum con quella delle elezioni europee e amministrative. Il segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini, oggi ha simbolicamente imbucato la prima delle migliaia di cartoline che saranno spedite dai Giovani democratici di tutta Italia a Palazzo Chigi.
E davanti all’ufficio postale ha replicato al Cavaliere, che intervenendo telefonicamente al convegno di Reteitalia, diceva: “Siamo al 43% dei consensi e puntiamo ad arrivare al 51%”. Il segretario democratico a chi gli chiedeva un commento ha risposto: “Non so perchè sia così umile, io ho un sondaggio qua in tasca secondo il quale il suo partito è già al 51% e alle Europee può arrivare al 92%”.

Bando agli scherzi l’obiettivo della campagna è far fare marcia indietro al governo ed evitare lo spreco di oltre 460 milioni di euro (circa mille miliardi delle vecchie lire) ultilizzando fli stessi soldi per la nostra sicurezza.

Ecco il testo della cartolina che si può trovare anche nella sezione “Materiali di comunicazione” del sito internet del Pd:

Caro Presidente Berlusconi, ho letto che il tuo governo, nel mese di giugno, mi farà votare in due giorni diversi per le elezioni e per il referendum e che questo comporterà un costo in più di oltre 460 milioni di euro! Perché buttare questi soldi dello Stato e dei cittadini? Il Partito Democratico propone di utilizzarli per potenziare con uomini e mezzi le Forze dell’Ordine, acquistare il carburante alle volanti, riparare quelle ferme perché rotte e pagare gli straordinari al personale.
Io sono d’accordo e ti chiedo: aiuta gli italiani davvero, unifica la data del voto.

L’inziativa, partita da una proposta dei Giovani Democratici mira ad accorpare i prossimi impegni elettorali, in questo periodo di crisi. Il prossimo giugno milioni di italiani saranno chiamati a scegliere i propri rappresentanti in Europa e nelle amministrazioni locali. Pochi giorni dopo si dovranno recare di nuovo alle urne per il voto referendario. La domanda che da tempo si pone il PD è perché non fare in modo che esista un unico turno, un election day, che permetta di portare ai seggi una volta sola e che, soprattutto, faccia risparmiare oltre 460 milioni di inutili spese elettorali. Una proposta di buon senso, una risposta che è vicina alle persone in grande difficoltà con l’estenuante crisi economica.

In effetti non pare che esistano valide motivazioni razionali per opporsi a questa richiesta se non quelle degli interessi di pochi, e di una persona in particolare, il cui obiettivo rimane quello di svilire l’importanza dell’istituto referendario e ricompattare una maggioranza sfilacciata. Detto in altri termini, a Berlusconi interessa solo evitare che il referendum ottenga il quorum necessario e poco importa se per ottenere il risultato vengano bruciati 460 milioni di euro in pochi giorni.

“Il governo non vuole l’election-day, l’accorpamento delle elezioni europee ed amministrative in un unico giorno, per impedire che il referendum raggiunga il quorum”. Lo ha dichiarato il segretario del Pd, Dario Franceschini, durante il suo intervento all’assemblea costituente dei Giovani Democratici.

“L’election-day permetterebbe di risparmiare 460-500 milioni. Sono soldi che vengono buttati dalla finestra, sono buttati in faccia alle persone che non ce la fanno, mentre potrebbero essere utilizzati per potenziare con uomini e mezzi le forze dell’ordine. Buttano via soldi veri- ha continuato Franceschini – per impedire che al referendum venga raggiunto il quorum”.

“Berlusconi, continua Franceschini nel suo intervento davanti alla platea dei Giovani Democratici, “è l’unico primo ministro che si preoccupa di nascondere o di minimizzare la crisi. Tutti i capi di governo presentano la crisi con durezza, mostrando la realtà, indicando i rischi che corriamo e le possibili soluzioni. Berlusconi è l’unico presidente del consiglio che si preoccupa di nascondere la crisi o di negarla e che dice ’spendete’ alla persone che non arrivano a fine mese. Qualsiasi persona di buon senso non può che dare ragione alla presidente di Confindustria”. Il riferimento è all’appello lanciato da Emma Marcegaglia sulla necessità di affrontare la crisi economica con «soldi veri». Durante il suo intervento all’assemblea nazionale dei Giovani Democratici Franceschini è tornato sulle critiche al piano-casa: “È una norma demagogica fatta unicamente per raccogliere qualche voto. Per questo non la possiamo accettare, «dobbiamo difendere il nostro territorio, le nostre coste i nostri centri storici. Anche se alla maggioranza piace l’idea di devastare il territorio con una norma demagogica”.

Lettera aperta di Emidio Mandozzi

category News gdap 6 marzo 2009

                                                                                                                                                                       Ascoli Piceno, 5 marzo 2009

 

Gentili elettrici ed elettori del Pd,                                                                   

 

         mi rivolgo a tutti voi con questa lettera, al fine di rendervi partecipi del percorso che, avviato nel novembre scorso con le elezioni Primarie e proseguito in questi mesi e settimane con incontri programmatici rispetto ad alleanze e progetti per il nostro territorio, vedono protagonisti il Pd ed il sottoscritto, in quanto candidato a Presidente della nuova Provincia di Ascoli Piceno.

 

         Nessuno nasconde le innumerevoli difficoltà che saremo chiamati a superare, in ordine alla crisi economica in primis, e quella politica tutta interna a quella che è stata la coalizione di centro-sinistra a livello locale.

Conscio però di riuscire, insieme a voi, a mettere in campo un progetto forte e credibile a sostegno del Piceno, mi sono assunto la responsabilità di guidare la coalizione, nella quale oltre al Pd figurano anche l’Italia dei Valori, il Partito Socialista, i Verdi, la nuova Democrazia Cristiana e tutti quelli che, convinti della bontà del progetto che riusciremo presto a varare nelle sue linee strategiche d’intervento e che fungerà da base portante al nostro programma elettorale condiviso con tutta la coalizione, la più larga possibile, riusciremo ad aggregare sulla scorta di un comportamento corretto politicamente, lineare nei suoi contenuti programmatici, ma soprattutto rispettoso delle idee di ognuno.

 

         La mia candidatura a Presidente della Provincia di Ascoli Piceno è in campo non perché voluta solo dai partiti, ma anche e soprattutto in virtù di un pronunciamento popolare attraverso una libera consultazione elettorale, dove ottomila di voi su un totale di dodicimila persone, vi siete recati alle urne ed avete apposto il mio nome sulla scheda, quale persona atta a rappresentarvi al meglio. Una fiducia che intendo onorare, una forza che intendo far valere in ogni mia azione politica ed amministrativa futura.

 

         Ho messo la mia esperienza di amministratore pubblico a disposizione di tutta la coalizione di centro-sinistra, e non solo dei partiti che hanno aderito, consapevole di fare una cosa giusta e responsabile per i nostri cittadini ed elettori, non sottraendomi al dovere di competere con altri per il tramite di eventuali Primarie di coalizione, qualora se ne fosse presentata l’occasione, ad iniziare dall’attuale Presidente della Provincia, che ha però preferito declinare la partecipazione.

 

        In ultima analisi sono stato disponibile anche a fare un passo indietro ed a non candidarmi, se parimenti lo avesse fatto anche Rossi, con l’obiettivo di contribuire a rideterminare un clima di fattiva collaborazione e unità all’interno dello stesso centro-sinistra. Invito anche questo caduto nel vuoto, cui sono seguiti gli ennesimi attacchi conditi da offese anche personali da chi e quanti si sentono già in campagna elettorale.

 

         E’ bene allora che si sappia quanto è accaduto e sta accadendo.

La mia storia è la storia di un uomo, un amministratore prima che politico, che per tanti anni si è adoperato per rendere il nostro territorio più coeso e migliore, dove i cittadini avessero potuto accedere ad opportunità di sviluppo e di qualità della vita, al pari di altri cittadini. La mia è una storia di coerenza di vita, che però, evidentemente, a qualcuno pesa più del dovuto.

 

         Ed è allora in nome di questa coerenza, che mi batto e mi batterò anche in futuro, per cercare di rendere migliori le condizioni di un Piceno che esce con le ossa rotte da una divisione della Provincia, che i cittadini non hanno voluto ma che purtroppo rischiano di scontare sulla propria pelle, anche a causa di una iniqua spartizione patrimoniale e del personale che il Pd, i suoi assessori e consiglieri provinciali hanno cercato di avversare in tutti i modi.

 

         Un grazie ed un augurio a che questa Provincia possa nascere nella consapevolezza di poter contare sull’aiuto di tutti e su di una volontà politica dei suoi gruppi dirigenti, che oltre ad essere veramente illuminata dovrà essere soprattutto scevra da ogni prevaricazione. Condizione indispensabile affinché il Piceno possa presto tornare a recitare il ruolo che gli compete per attitudine e peculiarità insite nei suoi abitanti.

 

         Questo è il mio pensiero, che mi accingo a portare in dote alla coalizione di centro-sinistra che si appresta ad affrontare una tornata elettorale difficile, impegnativa e assai delicata per i risvolti che potrà avere su ognuno di noi.

Assicuro sin da ora che porterò avanti con forza e determinazione,  e con il contributo di tutti voi,  la costruzione di una Provincia nuova dove tutti abbiano diritto ad essere rappresentati al meglio.

 

        Un cordiale saluto.

                                                                                                     Emidio Mandozzi

                                                             Candidato Presidente della Provincia di Ascoli Piceno

 

 

                                                    www.emidiomandozzi.it

Sfiducia a Celani, firmano in diciotto

category News gdap 17 febbraio 2009

di RENATO PIERANTOZZI, Il Messaggero

Alle 19,15 di ieri l’on. Amedeo Ciccanti (Udc) ha consegnato nelle mani del segretario generale del Comune la proposta di sfiducia nei confronti del sindaco Piero Celani. «Non è giusto che qualcuno si possa pagare la campagna elettorale con i soldi dei contribuenti -tuona il deputato dell’Udc- E’ necessario che in città ci sia un organo neutro per dare a tutti le stesse opportunità visto che non esiste più la stessa maggioranza». Alle nove di ieri sera, le firme sulla mozione erano 18, mentre mancavano ancora quelle dei consiglieri del Pd (Stefano Corradetti, Alessandro Filiaggi e Nello Censori) e dell’Idv (Carlo Narcisi che pure nel pomeriggio in un comunicato stampa aveva annunciato la sua adesione). Oggi sono annunciate le firme dei due consiglieri dell’Alveare (Micio Regnicoli e Lara Caponi), mentre hanno aderito i rifondaroli Ugo Cittadini e Roberto Mascetti. Nonostante l’occasione unica per mandare a casa la giunta di destra guidata da Celani con tre mesi d’anticipo, i tre esponenti del Pd ancora in “stand by” hanno “subordinato” la firma alla sottoscrizione di un documento per far riconoscere agli altri consiglieri democratici l’esito delle primarie del 30 novembre scorso e quindi la nomination di Antonio Canzian a cui sono legati. «Non cederemo a nessun ricatto -dicono invece i consiglieri del Pd che hanno firmato l’atto alludendo ad un trasversalismo sempre più evidente nei fatti- e chi non firmerà o voterà la sfiducia si assumerà la responsabilità di fronte agli elettori di centro sinistra di aver salvato il sindaco». Prima dell’intervento dell’on. Ciccanti era arrivata l’epurazione dei consiglieri di Alleanza Nazionale (il capogruppo Igino Cacciatori e Paolo Micucci) che hanno firmato il documento di sfiducia. «Il nuovo capogruppo è Stefano Babini -dice Massimiliano Brugni a nome del gruppo di An- Cacciatori e Micucci hanno tradito il mandato elettorale dei cittadini e non fanno più parte del nostro gruppo. E’ bene che vadano anche a sedersi altrove. Andremo comunque avanti con i nostri progetti e tra cinque mesi saremo nuovamente qui. Non ci piacciono i giochetti». A Brugni replica a muso duro l’ex capogruppo Cacciatori. «Sono orgoglioso -dice- di non rappresentare più un partito fantasma (An, ndr) che non esiste più da tempo poiché è fatto solo da persone che stanno lì per prestigio personale e che è arrivato ad avere un consenso da prefisso telefonico. Mi sorprende l’atteggiamento isterico di Brugni che in Provincia prende un compenso come consigliere, mentre in Comune ha disertato tantissime riunioni così come quelle della commissione paritetica per le divisioni del territorio. Il silenzio è l’indifferenza sono le risposte migliori alle sue esternazioni. Ringrazio gli altri esponenti del gruppo e sono orgoglioso di non rappresentare un partito dove i candidati sindaci vengono scelti per metodo divino e la politica viene usata per scopi personali. Sono stato cacciato per aver difeso la trasparenza, la lealtà e la pulizia». Ma il clima si sta sempre più avvelenando e ieri mattina l’on. Amedeo Ciccanti (Udc) ha presentato una denuncia in Questura per i manifesti apparsi in città. «Chiedo al sindaco di rimuoverli -dice- in quanto sono abusivi perché non riportano l’autore e il timbro di autorizzazione del Comune. Se il sindaco non provvederà a rimuoverli, commetterà un’omissione di atti d’ufficio. Se continuiamo di questo passo, non ci sarà una campagna elettorale civile».

10 febbraio, il giorno del ricordo

category News gdap 10 febbraio 2009

Giornata che ricorda la tragedia delle foibe e l’esodo dall’Istria e dalla Dalmazia di 350mila italiani nel dopoguerra

Dal sito del Partito Democratico
immagine documento“Il giorno del ricordo non ha a nulla a che vedere col revisionismo storico, col revanscismo e col nazionalismo ma l’Italia, ieri come oggi”, così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano ha commemorato le vittime delle Foibe in una cerimonia al Quirinale.

Napolitano ha ribadito il suo No al revisionismo storico ricordando che non si possono cancellare le sofferenze di tanti italiani innocenti che furono infoibati tra il 1943 e il 1945 dal regime comunista di Tito.

Per il Capo dello Stato il “giorno del ricordo corrisponde all’esigenza di un riconoscimento umano e istituzionale già per troppo mancato e giustamente sollecitato”. Il Presidente ha rivendicato la necessità di “conservare la memoria e di coltivarla, respingendo ogni accusa di revanscismo e nazionalismo”.

“Ancora lunga è la strada da percorrere affinché la tragedia delle foibe e dell’esodo delle genti istrodalmate riesca a innervare la coscienza storica e morale della Nazione’. Lo ha ribadito Ettore Rosato, deputato del PD e membro del Copasir, in occasione delle celebraspirito del Giorno del Ricordo sarebbe apprezzabile un’iniziativa del Dipartimento dell’informazione, comunicazione ed editoria, volta a promuovere sui media anche l’uso della toponomastica italiana per quei luoghi, borghi e città d’Istria e Dalmazia che per lunghi secoli videro viva e radicata la lingua e la cultura veneta”.
“Oltre ai riconoscimenti simbolici, però – ha concluso Rosato – le sofferenze degli esuli attendono dallo Stato provvedimenti concreti, che assicurino equi indennizzi, benefici previdenziali, restituzione dei beni. Tutti nodi che sono sul tavolo di coordinamento tra il Governo e le associazioni degli esuli affidati allo sperimentato equilibrio del sottosegretario Gianni Letta e al senso di responsabilità di tutte le forze politiche. Uniti, spero, dal doveroso impegno di non arrivare troppo tardi”.

“La memoria, come è stato scritto, ‘da’ forma e senso alla vita, proteggendola dal nulla e dall’oblio’. Con il ‘giorno della memoria’, che oggi celebriamo, l’Italia ha iniziato un cammino, per uscire da quel ‘nulla’ e dall’oblio e prendere finalmente coscienza di un passaggio drammatico, crudelissimo, ma incancellabile della sua storia”. Così il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda è intervenuto nell’aula del Senato e ha continuato: “Nella tragedia, gli anni delle foibe sono stati anche anni di sconfitta delle elevate tradizioni cosmopolite della città di Trieste e di tutta la Venezia Giulia, territori segnati da una formidabile dimensione multiculturale e dalla presenza sociale e culturale di consistenti e nobili comunità slovene e croate. È singolare, ma penso che non sia un caso, che la morte nelle foibe, le persecuzioni, la repressione abbiano colpito non solo i cittadini del Friuli Venezia Giulia e gli abitanti di Trieste, Gorizia, Fiume e dell’Istria tutta, ma anche i tanti italiani rimasti oltre il confine, vittime di un esilio massiccio e crudele. Dobbiamo alla volontà e alla forza degli italiani che vivevano fuori dalla loro patria se, in un contesto storico e politico difficile e spesso ostile, è stata mantenuta viva anche in quelle terre la memoria della cultura di lingua italiana e il ricordo fiero della straordinaria civiltà dell’adriatico orientale, ricca di storia, di forza intellettuale, di sapienza nel lavoro, di operosità, di esperienza nella vita sul mare e nel lavoro contadino”.
“Stiamo parlando – ha concluso Zanda – di una Regione italiana posta al centro dell’Unione Europea dove vivono tanti giovani. Ed è ai giovani del Friuli Venezia Giulia che dobbiamo chiedere non solo di ricordare, ma anche di essere protagonisti di un vero processo di rinnovamento e di progresso fondato sulla verità, sulla giustizia e sulla pace”.

“Il Giorno del ricordo rappresenta zioni del Giorno del Ricordo.

“Ritengo di alto valore simbolico – ha proseguito – l’aver ospitato a Montecitorio la rievocazione del dramma di chi, vittima di brutale ideologia o di meschini interessi, perse beni, terra e spesso la vita”. “Proprio in omaggio a queste sofferenze e alla verità storica, nello un’opportunità per ricordare i drammatici eventi prodotti da nazionalismi esasperati che si sono replicati negli anni e sotto i diversi regimi”. E’ quanto sostiene l’on. Manuela Ghizzoni alla vigilia del Giorno del Ricordo, istituito nel 2004 al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe e dell’esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati. La ricorrenza del 10 febbraio fu scelta per ricordare il giorno del 1947 in cui fu frmato a Parigi il trattato di pace tra l’Italia e le nazioni vincitrici della Seconda Guerra mondiale.

“La vicenda delle foibe – ha aggiunto la parlamentare del Pd – è stata a lungo trascurata nel dopoguerra italiano per i convergenti interessi di governo e opposizione del tempo. Ma ciò che avvenne durante e alla fine della seconda guerra mondiale, e che condusse alla morte migliaia di persone e all’esodo forzato delle popolazioni di lingua italiana che vivevano in quell’area, non può essere rimosso”.

“Il giorno scelto per ricordare le vittime delle foibe e coloro che furono costretti a una migrazione forzata – ha concluso la Ghizzoni – è un simbolo di pace. I tragici fatti del confine orientale ci siano da monito e ci spingano a ribadire oggi quei valori, che furono negati all’epoca, di pace, integrazione e convivenza tra popoli”.

Il veleno nichilista che anima il regime

category News gdap 9 febbraio 2009

di GUSTAVO ZAGREBELSKY

Viviamo un momento politico-costituzionale certamente particolare. Questo non è in discussione, sia presso i fautori, sia presso i detrattori del regime attuale. Non sarà fuori luogo precisare che, in questo contesto, la parola regime vale semplicemente a dire – secondo il significato neutro per cui si parla di regime liberale, democratico, autoritario, parlamentare, presidenziale, eccetera – “modo di reggimento politico” e non ha alcun significato valutativo, come ha invece quando ci si chiede, con intenti denigratori espliciti o impliciti, se in Italia c’è “il regime”. Ma che tipo di regime? Questa è la domanda davvero interessante.

Alla certezza – viviamo in “un” regime che ha suoi caratteri particolari – non si accompagna però una definizione che dia risposta a quella domanda. Sfugge il carattere fondamentale, il “principio” o (secondo l’immagine di Montesquieu) il ressort, molla o energia spirituale che lo fa vivere secondo la sua essenza. Un concetto semplice, una definizione illuminante, una parola penetrante, sarebbero invece importanti per afferrarne l’intima natura e per prendere posizione.

Le definizioni, per la verità, non mancano, spesso fantasiose e suggestive. Anzi sovrabbondano, a dimostrazione che, forse, nessuna arriva al nocciolo, ma tutte gli girano intorno: autocrazia; signoria moderna; egoarchia; governo padronale o aziendale; dominio mediatico; grande seduzione; regime dell’unto del Signore; populismo o unzione del popolo; videocrazia; plutocrazia, governo demoscopico. Si potrebbe andare avanti. Si noterà che queste espressioni, a parte genericità ed esagerazioni, colgono (se li colgono) aspetti parziali e, soprattutto, sono legate a caratteri e proprietà personali di chi il regime attuale ha incarnato e tuttora incarna.

Ed è una visione riduttiva, come se si trattasse soltanto di un affare di persone; come se, cambiando le persone, potesse cambiare d’un tratto e del tutto la trama della politica. Invece, prassi, mentalità e costumi nuovi si sono introdotti partendo da lontano; sistemi di potere e metodi di governo sono stati istituiti. Un regime non nasce di colpo, va consolidandosi e forse andrà lontano. È un’illusione pensare che ciò che è stato ed è possa poi passare senza lasciare l’orma del suo piede. La questione che ci interroga è quella di cogliere con un concetto essenziale, comprensivo ed esplicativo di ciò che di oggettivo è venuto a stabilizzarsi e a sedimentare nella vita pubblica e che opera e opererà in noi, attorno a noi e, forse, contro di noi. Se, parlando di regime oggi, è inevitabile che il pensiero corra a ciò che si denomina genericamente “berlusconismo”, dobbiamo tenere presente che qui non si tratta di vizi o virtù personali ma di una concezione generale del potere che si irraggia più in là.

Colpisce che tutti i tentativi per arrivare a cogliere un’essenza – giusti o sbagliati che siano – si fermino comunque ai mezzi: denaro, televisione, blandizie e minacce, corruzione, seduzione, confusione del pubblico nel privato e viceversa, impunità, sondaggi, eccetera. Ma tutto ciò in vista di quale fine? Proprio il fine dovrebbe essere ciò che qualifica l’essenza di un regime politico, ciò che gli dà senso e ne rende comprensibile la natura. Se non c’è un fine, è puro potere, potere per il potere, tautologia. Ma qui il fine, distinto dai mezzi, è introvabile.

A meno di credere a parole d’ordine tanto generiche da non significare nulla o da poter significare qualunque cosa – libertà, identità nazionale, difesa dell’Occidente, innovazione, sviluppo, o altre cose di questo genere – il fine non si vede affatto, forse perché non c’è. O, più precisamente, il fine c’è ma coincide con i mezzi: è proteggere e potenziare i mezzi. Una constatazione davvero sbalorditiva: un’aberrazione contro-natura, una volta che la politica sia intesa come rapporto tra mezzi e fini, rapporto necessario affinché il governo delle società sia dotato di senso e il potere e la sua pretesa d’essere riconosciuto come legittimo possano giustificarsi su qualcosa di diverso dallo stesso puro potere.

A parte forse l’autore della massima “il potere logora chi non ce l’ha”, nessuno, nemmeno il Principe machiavelliano, ha mai attribuito al potere un valore in sé e per sé stesso. “Il fine giustifica i mezzi” è uno dei motti del machiavellismo politico; ma che succede se “i mezzi giustificano i mezzi”? È la crisi della ragion politica, o della politica tout court. È il trionfo della “ragione strumentale” nella politica.

Siamo di fronte a qualcosa di incomprensibile, inafferrabile, incontrollabile, qualcosa all’occorrenza capace di tutto, come in effetti vediamo accadere sotto i nostri occhi: un giorno dialogo, un altro scomuniche; un giorno benevolenza, un altro minacce; un giorno legalità, un altro illegalità; ciò che è detto un giorno è contraddetto il giorno dopo. La coerenza non riguarda i fini ma i mezzi, cioè i mezzi come fini: si tratta di operare, non importa come e con quale coerenza, allo scopo di incrementare risorse, influenza, consenso.

Il politico adatto a questa corruzione della vita pubblica è l’uomo senza passato e senza radici, che sa spiegare le vele al vento del momento; oppure l’uomo che crede di avere un passato da dimenticare, anzi da rinnegare, per presentarsi anch’egli come uomo nuovo. È colui che proclama la fine delle distinzioni che obbligherebbero a stare o di qua o di là.

Così, si può fingere di essere contemporaneamente di destra e di sinistra o di stare in un “centro” senza contorni; si può avere un’idea, ma anche un’altra contraria; ci si può presentare come imprenditori e operai; si può essere atei o agnostici ma dire che, comunque, “si è alla ricerca”; si può dare esempio pubblico della più ampia libertà nei rapporti sessuali e farsi paladini della famiglia fondata sul santo matrimonio; si può essere amico del nemico del proprio amico, eccetera, eccetera. Insomma: il “politico” di successo, in questo regime, è il profittatore, è l’uomo “di circostanza” in ogni senso dell’espressione, è colui che “crede” in tutto e nel suo contrario.

Questo tipo di politico conosce un solo criterio di legittimità del suo potere, lo stare a galla ed espandere la sua influenza. Il suo fallimento non sta nella mancata realizzazione di un qualche progetto politico. Se egli vive di potere che cresce, anche una piccola battuta d’arresto può essere l’inizio della sua fine. Non sarà più creduto. Per questo ogni indecisione, obbiettivo mancato o fallimento deve essere nascosto o mascherato e propagandato come un successo.

La corruzione e la mistificazione della dura realtà dei fatti e della loro verità è nell’essenza di questo regime. Il rapporto col mondo esterno corre il rischio di essere “disturbato”. L’uomo di potere, di questo tipo di potere, non vede di fronte a sé alcuna natura esterna, poiché diventa ai suoi occhi egli stesso natura (naturalmente, lo si sarà compreso, si sta parlando di “tipo ideale”, cioè di un modello che, nella sua perfezione, esiste solo in teoria).

Abbiamo iniziato queste considerazioni col proposito di cercare una definizione che, in una parola, condensi tutto questo. L’abbiamo trovata? Forse sì. Non ci voleva tanto: nichilismo, inteso come trasformazione dei fatti e delle idee in nulla, scetticismo circa tutto ciò che supera l’ambito (sia esso pure un ambito smisurato) del proprio interesse. Chi conosce la storia di questo concetto sa di quale veleno, potenzialmente totalitario, esso abbia mostrato d’essere intriso. Ciò che, invece, si fa fatica a comprendere è come chi tuona tutti i giorni contro il famigerato “relativismo” non abbia nessun ritegno, addirittura, a tendergli la mano.

fonte: la Repubblica

PD Ascoli: mobilitazione in difesa della costituzione

category News gdap 9 febbraio 2009

Il PD di Ascoli partecipa alla giornata di mobilitazione prevista per oggi, martedì 10 febbraio, indetta a livello nazionale contro l’ennesimo tentativo da parte del presidente del Consiglio di delegittimare la Costituzione italiana e la funzione di garanzia prevista in essa per il Presidente della Repubblica, creando un clima di divisione e di tensione nel Paese.

Il tentativo è tanto più grave e scandaloso in quanto è stata utilizzata, come puro pretesto, una vicenda drammatica su cui ognuno, al di là delle proprie convinzioni etiche, sente il dovere di soffermarsi con il più profondo rispetto.

Proprio in questi tempi di profonda crisi economica il partito democratico è convinto che la solidità delle Istituzioni e la comune condivisione dei valori della Costituzione siano i punti saldi che possono impedire derive autoritarie e pericolose tensioni sociali.

In segno di solidarietà con il Presidente della Repubblica Martedì 10 Febbraio alle h. 18 presso la sede del Partito di Via Mercantini 35 sono invitati tutti i cittadini che desiderano segnalare con la propria presenza l’impegno in difesa delle Istituzioni repubblicane nate grazie al sacrificio anche di tanti cittadini ascolani.

                                        Valentina Bellini

           Coordinatrice dell’ Unione Comunale di Ascoli Piceno